|
|
 |
|
Le conseguenze perverse cui hanno dato luogo i risultati elettorali,
sono un dato che travalica i numeri e divengono l’elemento più
essenziale sul quale conviene dirigere l’attenzione. Chi vince e chi
perde rappresenta l’essenza stessa della democrazia, ma le risposte
degli uni e degli altri escono dall’etica democratica e tracimano nella
volgarità propagandistica se sono nutrite da trionfalismo da una parte
e da disfattismo dall'altra....
Come abbiamo verificato in questi giorni, è mancata l’analisi politica,
salvo un nutrito fuoco di fila che, da entrambe le parti, ha acceso la
polemica, senza centrare gli obiettivi, senza orientare verso le
prospettive. |
|
|
|
|
Il centro-sinistra, vantando il proprio successo, come è suo diritto, il
centro-destra manifestando una notevole scompostezza.
In questo bailamme l’unica nota politica appare legata al concetto che
il Sud abbia condannato l’asse privilegiato di Forza Italia con la Lega.
Infatti, tutti gli esponenti della Casa delle Libertà hanno insistito
sulla demonizzazione della Lega e sul recupero del vecchio modulo
binario: alleanza al Nord con Bossi, alleanza al Centro-Sud con Fini,
entrambe secondo il principio che “va bene al Nord ciò che va male al
Sud e viceversa”.
Ma questa è schizofrenia pura, tanto da essere stata superata in
vantaggio di una concezione unitaria e nazionale della CdL.
Se, infatti, l’imputato è il Federalismo - da destra e da sinistra - non
si può negare che esso si è imposto attraverso un processo riformatore
targato centro-sinistra per la prima riforma, del Titolo V della
Costituzione, e targato centro-destra con la recente proposta di riforma
costituzionale.
Aggredendo apertamente il Federalismo, quale mezzo di autoconservazione
del Nord, e rivendicando una politica per il Sud, sotto forma di
Federalismo alla rovescia, la Casa delle Libertà rischia di fare un
passo indietro in nome di un centralismo storicamente superato, senza
rendersi conto che il ritorno al rivendicazionismo meridionale non solo
riproduce, peggiorandolo, un federalismo da operetta, ma perpetua il
divario Nord-Sud che sembrava ormai seriamente affrontato col concetto
di “sussidiarietà solidale”.
Se, infine, il deficit di analisi politica cui ha dato luogo il
centro-destra, si colloca nel contesto di una totale confusione di
linguaggio e di atteggiamenti, è di tutta evidenza che i risultati
elettorali hanno colto di sorpresa la maggioranza, con l’effetto
deprimente di avere gettato sale sulla ferita.
Così la ripresa diventa difficile e le terapie d’urto necessarie
rischiano di trovare il “corpo” impreparato e fragile.
Intanto, e per un pronto accomodo, ridiamo fiducia e visibilità ai
partiti, oggi avulsi da un reale collegamento con l’opinione pubblica;
restauriamo i pezzi di una organizzazione ormai esautorata dalla
degenerazione “leaderistica” che schiaccia e opprime ogni anelito di
vita; ritorniamo a una costellazione di movimenti esterni e paralleli,
capaci di orientare e stimolare il bisogno di cambiamento avvertito
dalla società, recuperiamo il piacere della politica oggi assai
compromesso dalla caccia alle prebende.
Insomma, riprendiamoci una bandiera da portare avanti, una causa da
difendere, uno scopo da raggiungere. |
|