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Biografie, idee ed opinioni....

 

 LA CDL NON DEVE RIPROPORRE IL DIVARIO TRA NORD E SUD

 

 di Guido Lo Porto*  20/04/05

 
   

Guido Lo Porto

 

Le conseguenze perverse cui hanno dato luogo i risultati elettorali, sono un dato che travalica i numeri e divengono l’elemento più essenziale sul quale conviene dirigere l’attenzione. Chi vince e chi perde rappresenta l’essenza stessa della democrazia, ma le risposte degli uni e degli altri escono dall’etica democratica e tracimano nella volgarità propagandistica se sono nutrite da trionfalismo da una parte e da disfattismo dall'altra.... 
   Come abbiamo verificato in questi giorni, è mancata l’analisi politica, salvo un nutrito fuoco di fila che, da entrambe le parti, ha acceso la polemica, senza centrare gli obiettivi, senza orientare verso le prospettive.

 
 

Il centro-sinistra, vantando il proprio successo, come è suo diritto, il centro-destra manifestando una notevole scompostezza. In questo bailamme l’unica nota politica appare legata al concetto che il Sud abbia condannato l’asse privilegiato di Forza Italia con la Lega.
Infatti, tutti gli esponenti della Casa delle Libertà hanno insistito sulla demonizzazione della Lega e sul recupero del vecchio modulo binario: alleanza al Nord con Bossi, alleanza al Centro-Sud con Fini, entrambe secondo il principio che “va bene al Nord ciò che va male al Sud e viceversa”.
   Ma questa è schizofrenia pura, tanto da essere stata superata in vantaggio di una concezione unitaria e nazionale della CdL.
Se, infatti, l’imputato è il Federalismo - da destra e da sinistra - non si può negare che esso si è imposto attraverso un processo riformatore targato centro-sinistra per la prima riforma, del Titolo V della Costituzione, e targato centro-destra con la recente proposta di riforma costituzionale.
   Aggredendo apertamente il Federalismo, quale mezzo di autoconservazione del Nord, e rivendicando una politica per il Sud, sotto forma di Federalismo alla rovescia, la Casa delle Libertà rischia di fare un passo indietro in nome di un centralismo storicamente superato, senza rendersi conto che il ritorno al rivendicazionismo meridionale non solo riproduce, peggiorandolo, un federalismo da operetta, ma perpetua il divario Nord-Sud che sembrava ormai seriamente affrontato col concetto di “sussidiarietà solidale”.
Se, infine, il deficit di analisi politica cui ha dato luogo il centro-destra, si colloca nel contesto di una totale confusione di linguaggio e di atteggiamenti, è di tutta evidenza che i risultati elettorali hanno colto di sorpresa la maggioranza, con l’effetto deprimente di avere gettato sale sulla ferita.
   Così la ripresa diventa difficile e le terapie d’urto necessarie rischiano di trovare il “corpo” impreparato e fragile.
Intanto, e per un pronto accomodo, ridiamo fiducia e visibilità ai partiti, oggi avulsi da un reale collegamento con l’opinione pubblica; restauriamo i pezzi di una organizzazione ormai esautorata dalla degenerazione “leaderistica” che schiaccia e opprime ogni anelito di vita; ritorniamo a una costellazione di movimenti esterni e paralleli, capaci di orientare e stimolare il bisogno di cambiamento avvertito dalla società, recuperiamo il piacere della politica oggi assai compromesso dalla caccia alle prebende.
   Insomma, riprendiamoci una bandiera da portare avanti, una causa da difendere, uno scopo da raggiungere.

 
   

(*) Presidente dell'Assemblea regionale siciliana

 
   

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