Home page
 

       Il web magazine siciliano di politica, cultura e società

 

 
 
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
 
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

 

 
 
Biografie, idee ed opinioni....

 
Maria Ida Germontani

 IL TRIONFO DEL LINGUAGGIO E DEI MODI DI VITA FEMMINILI.

 di Maria Ida Germontani  19/04/05

La scienza ha dimostrato che è l’emozione a guidarci, a farci muovere. Donald Calne ha brillantemente riassunto questa teoria: “La differenza essenziale tra emozione e ragione è che l’emozione ci porta all’azione, mentre la ragione ci spinge alla conclusione“.

 
 

Le cose sono cambiate. E anche i linguaggi. Per esempio, quanto più un’azienda ispira emozioni, tanto più sarà ricompensata dal mercato. Le aziende di famiglia, che suscitano un’idea di tradizione che si rinnova, di legami affettivi prima che di affari e di profitto, stanno godendo di un ritorno adeguato. E le donne, e soprattutto il loro linguaggio, sono protagoniste di questo mutamento perché sono imbattibili quando si tratta di trasmettere emozioni.
In uno dei suoi saggi Kevin Roberts, guru della pubblicità, osserva che il linguaggio è mutato . Le parole che iniziano per “M” ( malanimo, manipolazione, malfunzionamento) – sostiene - hanno chiuso una volta per sempre. Le parole che iniziano per “I” e per “E” inaugureranno l’era dell’inclusione dove “I” sta per Intuizione, Idee, Incanto ed “E” sta per Eccellenza ed Emozione. Insomma, c’è una rivoluzione già in atto che vede il trionfo del linguaggio e dei modi di vita femminili.
Il linguaggio, dunque. Pensiamo all’informazione. Sono lontani i tempi nei quali l’informazione era un monopolio maschile. Oggi le donne giornaliste, le conduttrici hanno imposto la loro quotidiana presenza in tv e radio e stanno riequilibrando il rapporto uomo-donna nei media. E’ questo infatti , il campo in cui le donne giornaliste risultano meglio rappresentate sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo: sotto il primo profilo i conduttori di TG sono donne e uomini. Da un punto di vista qualitativo le donne hanno un giusto peso in quanto conduttrici anche nelle fasce di maggiore ascolto e come corrispondenti delle capitali politicamente rilevanti.
La comunicazione, insomma, riveste un ruolo sempre più strategico per le donne non solo per la funzione che svolge e che dovrebbe svolgere, ma anche per il gran numero di professioniste presenti nel settore negli ultimi 10 anni.
Anche in Italia, come del resto in tutta Europa, soprattutto nella fascia compresa tra i 25 e i 49 anni le donne sono più che raddoppiate. Il punto ancora da risolvere è che questa crescita non si potrà tramutare in motore di cambiamento fino a quando le professioniste della comunicazione non saranno nelle condizioni di “governare" il processo decisionale per la loro attuale scarsa presenza in posti di rilievo nei media.
Esistono ancora dei ritardi nei riconoscimenti, ma le donne sanno aspettare e, soprattutto, sanno far valere i loro meriti. E, appunto, uno dei meriti più riconosciuti, anche da pubblicitari come Kevin Roberts, è la loro voce. Infatti una voce femminile attenua le tensioni ed induce al dialogo e la gente, quando è soggetta a particolari condizioni di stress, reagisce più favorevolmente alle voci delle donne. Per esempio, mai come oggi in Germania ci sono state tante donne protagoniste nei media, specialmente come conduttrici. Alcuni di questi programmi riscuotono talmente successo da determinare l’agenda politica in Germania più del Bundestag.
E’ dunque la voce femminile a rappresentare un fattore determinante di promozione. E nel mercato, nell’economia, nella finanza? Qui il dilagare di Internet ha cambiato le regole del gioco. E chi è che detta legge adesso? Le donne, ovvio, che stanno diventando il gruppo sociale più potente del pianeta. Sono loro a prendere le decisioni di acquisto nell’80 per cento dei casi dalla spesa sanitaria ai servizi finanziari, all’automobile, al computer, al paio di calze e via dicendo.
Donne che prendono decisioni, donne che hanno anche più cultura e maggiori potenzialità di guadagno delle loro madri, donne che con i loro investimenti hanno un impatto economico determinante e si avviano a costituire la forza trainante dell’economia globale. Per esempio le abitudini di spesa “on line" delle donne sono in crescita: usano sempre più spesso i siti Web per fare delle scelte prima di effettuare acquisti nel mondo “off line". Potendo portare con sé un solo mezzo di comunicazione, il 65 per cento delle donne sceglierebbe Internet, il 22 per cento la televisione, il 7 per cento la radio e il 3 per cento giornali e riviste. Internet è al quarto posto nell’elenco delle attività che assorbe maggiormente l’altra metà del cielo, dopo la famiglia, il lavoro e il sonno.
Infine, le donne stanno dando anche la scalata al mondo dell’offerta economica. Negli USA, oggi controllano poco meno della metà di tutte le piccole imprese e ogni giorno fondano 424 nuove imprese, più del doppio di quelle avviate dagli uomini. È una tendenza significativa e in via di espansione. Come ha detto alla rivista “Fortune" una di loro: “Le donne pensano e operano senza lamentarsi più del ‘soffitto di cristallo', la soglia immaginaria, simbolica, trasparente che impedirebbe loro di arrivare ai vertici e di avere le stesse possibilità di riuscita di un uomo. “E così hanno superato questa soglia creandosi un’azienda tutta per sé.
Le piccole imprese frantumano i soffitti di vetro, mandano a gambe all’aria le barriere dei generi, creano per le donne le premesse per eccellere. Si tratta di strategia, di vantaggio nella competitività. Si tratta di idee che sono oggi il motore primario, idee che arrivano da più parti. Perché la diversità di genere, di età, di nazionalità e cultura stimolerà sempre le idee migliori e darà risultati migliori rispetto all’omogeneità.
E’ questo il nuovo mondo femminile al quale deve porre attenzione la politica, al quale deve guardare chi si preoccupa di garantire pari opportunità. Anna Maria Artoni nella sua relazione introduttiva al XIX Convegno dei Giovani Imprenditori, ha fatto ricorso ad una espressione “trappola del consenso", enunciata anche nel tema del convegno: “Riforme in cerca di autore. La sfida della trasparenza contro la trappola del consenso". Anche qui un linguaggio nuovo, il linguaggio di una donna . Un linguaggio, in questo caso particolare, che suscita una serie di riflessioni di carattere politico. Perché il consenso, in quanto tale, è sempre espressione di democrazia, reale e partecipata. Perché è di tutta evidenza che chi governa senza consenso popolare può solo dare vita ad una dittatura. Vero è che dal punto di vista dello sviluppo economico, non tutti gli strati sociali sono partecipi del rinnovamento. Esistono categorie particolari che, con il passare del tempo, hanno accumulato privilegi, che rappresentano la vera “ trappola" per lo sviluppo. Il falso invalido o i casi limite che tutti conosciamo hanno consolidato privilegi che possono apparire irrilevanti ma che, in un contesto globale dell’economia, costituiscono dei vincoli fortemente frenanti.
In sintesi, la “trappola del consenso" ha una origine clientelare, è un eredità della cattiva politica . Per questo la politica deve rivendicare il primato sull’economia, perché deve essere la politica del buon governo e dello sviluppo economico. E la “sfida della trasparenza" è nelle mani delle donne.

 
 
 
 

(*) Vice Coordinatrice Nazionale per l'Organizzazione di AN e Consigliere per la Pari Opportunità del Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri.

 
 
 
 

INDIETRO