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Le cose sono cambiate. E anche i
linguaggi. Per esempio, quanto più un’azienda ispira emozioni, tanto più
sarà ricompensata dal mercato. Le aziende di famiglia, che suscitano
un’idea di tradizione che si rinnova, di legami affettivi prima che di
affari e di profitto, stanno godendo di un ritorno adeguato. E le donne,
e soprattutto il loro linguaggio, sono protagoniste di questo mutamento
perché sono imbattibili quando si tratta di trasmettere emozioni. In uno
dei suoi saggi Kevin Roberts, guru della pubblicità, osserva che il
linguaggio è mutato . Le parole che iniziano per “M” ( malanimo,
manipolazione, malfunzionamento) – sostiene - hanno chiuso una volta per
sempre. Le parole che iniziano per “I” e per “E” inaugureranno l’era
dell’inclusione dove “I” sta per Intuizione, Idee, Incanto ed “E” sta
per Eccellenza ed Emozione. Insomma, c’è una rivoluzione già in atto che
vede il trionfo del linguaggio e dei modi di vita femminili. Il
linguaggio, dunque. Pensiamo all’informazione. Sono lontani i tempi nei
quali l’informazione era un monopolio maschile. Oggi le donne
giornaliste, le conduttrici hanno imposto la loro quotidiana presenza in
tv e radio e stanno riequilibrando il rapporto uomo-donna nei media. E’
questo infatti , il campo in cui le donne giornaliste risultano meglio
rappresentate sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello
qualitativo: sotto il primo profilo i conduttori di TG sono donne e
uomini. Da un punto di vista qualitativo le donne hanno un giusto peso
in quanto conduttrici anche nelle fasce di maggiore ascolto e come
corrispondenti delle capitali politicamente rilevanti. La comunicazione,
insomma, riveste un ruolo sempre più strategico per le donne non solo
per la funzione che svolge e che dovrebbe svolgere, ma anche per il gran
numero di professioniste presenti nel settore negli ultimi 10 anni.
Anche in Italia, come del resto in tutta Europa, soprattutto nella
fascia compresa tra i 25 e i 49 anni le donne sono più che raddoppiate.
Il punto ancora da risolvere è che questa crescita non si potrà
tramutare in motore di cambiamento fino a quando le professioniste della
comunicazione non saranno nelle condizioni di “governare" il processo
decisionale per la loro attuale scarsa presenza in posti di rilievo nei
media. Esistono ancora dei ritardi nei riconoscimenti, ma le donne sanno
aspettare e, soprattutto, sanno far valere i loro meriti. E, appunto,
uno dei meriti più riconosciuti, anche da pubblicitari come Kevin
Roberts, è la loro voce. Infatti una voce femminile attenua le tensioni
ed induce al dialogo e la gente, quando è soggetta a particolari
condizioni di stress, reagisce più favorevolmente alle voci delle donne.
Per esempio, mai come oggi in Germania ci sono state tante donne
protagoniste nei media, specialmente come conduttrici. Alcuni di questi
programmi riscuotono talmente successo da determinare l’agenda politica
in Germania più del Bundestag. E’ dunque la voce femminile a
rappresentare un fattore determinante di promozione. E nel mercato,
nell’economia, nella finanza? Qui il dilagare di Internet ha cambiato le
regole del gioco. E chi è che detta legge adesso? Le donne, ovvio, che
stanno diventando il gruppo sociale più potente del pianeta. Sono loro a
prendere le decisioni di acquisto nell’80 per cento dei casi dalla spesa
sanitaria ai servizi finanziari, all’automobile, al computer, al paio di
calze e via dicendo. Donne che prendono decisioni, donne che hanno anche
più cultura e maggiori potenzialità di guadagno delle loro madri, donne
che con i loro investimenti hanno un impatto economico determinante e si
avviano a costituire la forza trainante dell’economia globale. Per
esempio le abitudini di spesa “on line" delle donne sono in crescita:
usano sempre più spesso i siti Web per fare delle scelte prima di
effettuare acquisti nel mondo “off line". Potendo portare con sé un
solo mezzo di comunicazione, il 65 per cento delle donne sceglierebbe
Internet, il 22 per cento la televisione, il 7 per cento la radio e il 3
per cento giornali e riviste. Internet è al quarto posto nell’elenco
delle attività che assorbe maggiormente l’altra metà del cielo, dopo la
famiglia, il lavoro e il sonno. Infine, le donne stanno dando anche la
scalata al mondo dell’offerta economica. Negli USA, oggi controllano
poco meno della metà di tutte le piccole imprese e ogni giorno fondano
424 nuove imprese, più del doppio di quelle avviate dagli uomini. È una
tendenza significativa e in via di espansione. Come ha detto alla
rivista “Fortune" una di loro: “Le donne pensano e operano senza
lamentarsi più del ‘soffitto di cristallo', la soglia immaginaria,
simbolica, trasparente che impedirebbe loro di arrivare ai vertici e di
avere le stesse possibilità di riuscita di un uomo. “E così hanno
superato questa soglia creandosi un’azienda tutta per sé. Le piccole
imprese frantumano i soffitti di vetro, mandano a gambe all’aria le
barriere dei generi, creano per le donne le premesse per eccellere. Si
tratta di strategia, di vantaggio nella competitività. Si tratta di idee
che sono oggi il motore primario, idee che arrivano da più parti. Perché
la diversità di genere, di età, di nazionalità e cultura stimolerà
sempre le idee migliori e darà risultati migliori rispetto
all’omogeneità. E’ questo il nuovo mondo femminile al quale deve porre
attenzione la politica, al quale deve guardare chi si preoccupa di
garantire pari opportunità. Anna Maria Artoni nella sua relazione
introduttiva al XIX Convegno dei Giovani Imprenditori, ha fatto ricorso ad una espressione “trappola
del consenso", enunciata anche nel tema del convegno: “Riforme in cerca
di autore. La sfida della trasparenza contro la trappola del consenso".
Anche qui un linguaggio nuovo, il linguaggio di una donna . Un
linguaggio, in questo caso particolare, che suscita una serie di
riflessioni di carattere politico. Perché il consenso, in quanto tale, è
sempre espressione di democrazia, reale e partecipata. Perché è di tutta
evidenza che chi governa senza consenso popolare può solo dare vita ad
una dittatura. Vero è che dal punto di vista dello sviluppo
economico, non tutti gli strati sociali sono partecipi del rinnovamento.
Esistono categorie particolari che, con il passare del tempo, hanno
accumulato privilegi, che rappresentano la vera “ trappola" per lo
sviluppo. Il falso invalido o i casi limite che tutti conosciamo hanno
consolidato privilegi che possono apparire irrilevanti ma che, in un
contesto globale dell’economia, costituiscono dei vincoli fortemente
frenanti. In sintesi, la “trappola del consenso" ha una origine
clientelare, è un eredità della cattiva politica . Per questo la
politica deve rivendicare il primato sull’economia, perché deve essere
la politica del buon governo e dello sviluppo economico. E la “sfida
della trasparenza" è nelle mani delle donne. |
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