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«LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO»? TUTTO CIO' CHE L'UFFICIO PROPAGANDA DI PARTITO NON SPIEGA

Se siete deputate di questa legislatura difficilmente andrete oltre al titolo

Palermo, 21 luglio 2009 - «La bellezza salverà il mondo» è la frase di moda. Ripetuta, spesso e volentieri, dalle deputate della legislatura in corso, nelle varie interviste che le elette hanno concesso negli ultimi 12 mesi. E data la ricorrenza dell'espressione è possibile ipotizzare che essa non sia il frutto di un caso banale ma il preciso suggerimento di qualche esperto di comunicazione, assoldato da chi le ha messe in lista, per cavare le bellezze di impaccio in caso di domande tipo:  «E' possibile che basti essere belle per diventare parlamentari?».

In realtà questa risposta che suona così bene non è la via di fuga ideale, infatti non rappresenta la somma verità espressa da un filosofo (come alle signorine piace ripetere) ma è l'interrogativo posto da uno scrittore russo (tale Dostoevskij per tante di loro uno sconosciuto) in un libro che, guarda caso, si chiama «L'idiota» e che ha come protagonista un principe (Myskin nello specifico, che però era un buono alle prese con un mondo profondamente malvagio).

Per chi ha aperto il libro l'affermazione cela un ragionamento talmente complesso e sottile che per certune può sembrare scomodo anche più delle posizioni in cui il popolo le immagina per aver meritato il proprio posto. E per di più il suo senso è opposto a quello del comune intendimento che non rende questa frase il paravento ideale da possibili insulti.

Per chi ne vuol sapere di più, qualche spunto tratto dalla critica di ANDREA OPPO, DOSTOEVSKIJ: LA BELLEZZA, IL MALE, LA LIBERTA' (2003)


«Raramente una frase sola ha avuto tanta fortuna di per se stessa. "La bellezza salverà il mondo" afferma il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij. Eppure quella stessa frase, ancor oggi citata infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti fino a farne quasi scordare il suo proprio, nel testo originale ha una rilevanza ambigua: è quasi un'evocazione lontana, ricordo di qualcosa di non ben definito. Apparentemente di poca importanza. L'enorme letterarietà di quelle parole - che le fa scontate, popolari, immediate ad una semplice analisi e allo stesso tempo indizio del peggior rompicapo - è solo uno dei segni della genialità del suo autore».

Per chi ha voglia di approfondire, nell'Idiota c'è anche questo:

«La bellezza è una cosa tremenda e orribile. Non riesco a sopportare che un uomo dal cuore nobile e dall'ingegno elevato cominci con l'ideale della Madonna per finire con quello di Sodoma. Ma la cosa più terribile è che, portando nel suo cuore l'ideale di Sodoma, non rifiuti nemmeno quello della Madonna... Il cuore trova bellezza perfino nella vergogna, nell'ideale di Sodoma che è quello della maggior parte degli uomini ».

La bellezza, quindi, in cui credeva Dostoevskij non era il frutto di una buona CHIRURGIA ESTETICA ma era una bellezza superiore, distaccata da «questo mondo, preda della bruttezza». Parla infatti di «oltremondo della Bellezza» intesa appunto come fuoriuscita da un mondo inferiore.  E se il "mondo" per Dostoevskij è, quindi, uno stato inferiore da cui la bellezza permette di uscire fa sorridere che  quelle che si comportano in una certa maniera vengano definite DONNE DI MONDO.

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