| |
Perché voglio si sappia e si faccia sapere
l'orrendo dolore che sta dietro agli articoli di pregio
in pelle e pellicia, rifiniti, bordati in pelle e pelliccia,
che riempiono le vetrine dei nostri negozi,
belli e meno belli, che invadono i nostri grandi magazzini
(un sacco ne ho visti all'UPIM e RINASCENTE,
made in China, con etichette dai nomi inventati), che
strabordano dalle bancarelle dei nostri mercati.
Perché voglio che si pensi quando si sceglie una borsa, un
paio di guanti, un giaccone, una giaccavento.
Per noi, per un regalo, magari per il prossimo Natale.
E non ci si possa dimenticare quello che qui si è visto o
che io voglio comunque raccontare.
Per chi non vuole vedere. Ma deve sapere.
In Cina, animali, bellissimi, tipo procioni, tipo marmotta,
non me ne intendo. Grassi, tenerissimi, musi bellissimi.
Tantissimi, in gabbie di filo di ferro, strettissime.
Afferrati per la lunga coda stupenda. Sbattuti in terra una,
due volte. Lasciati lì, a sobbalzare. Appena intontiti.
Con calma, senza fretta, ad una ad una tagliate le 4
zampine. Segate.
Il piede dell'aguzzino che li schiaccia sul collo. Li
inchioda al terreno.
E sempre con calma, incisi i moncherini ad uno ad uno. Per
preparare lo strappo.
Lasciati lì. Ad aspettare. Primo piano su un muso. Sugli
occhi dolcissimi. Che luccicano. Brillano. Spalancati, ogni
tanto socchiusi.
Appesi. Scuoiati. Con calma. Senza fretta. Magari
sospendendo il "lavoro" per voltarsi a dire qualcosa.
A un altro aguzzino. E lui che sobbalza, si contorce,
spalanca la bocca.
E il pelo fa fatica a staccarsi, a lasciare i piccoli corpi.
E poi la carcassa. Buttata su un carro. Su una montagna di
corpi nudi. E ti dici: "...è finita... finalmente è finita."
Ma no, invece. Primo piano. Sulla carcassa di cui brillavano
gli occhi.
Zoomata. Sul muso. Che spalanca la bocca.
Un'ultima ripresa, più d'insieme. In un altro sforzo, la
povera testa scuoiata si alza, si gira. Si volta.
Pare quasi a guardare lo scempio di quel che resta del suo
corpo torturato.
Minuti e minuti che sono un'eternità. Un'agonia. Per me, che
guardo soltanto. E per loro...?
E poi ancora. E mi chiedo quand'è che finisce.
E poi è la volta dei cani. Bellissimi. Pelo rigoglioso.
Stessa orribile sorte. Stessa agonia infinita.
quelli il cui pelo compriamo sereni. Credendo all'etichetta,
alla commessa che ci rassicura "E' coyote, asian jackall,
marmotta".
Come se, anche se volessimo crederle, coyote, sciacalli,
marmotte fossero esenti dal dolore. Fossero cose.
I cani la cui pelliccia borda i cappucci delle nostre belle
giacche a vento, dei nostri piumini e giacconi.
Anche di marca. Di pregio. WOOLRICH, CIESSE, ASPESI ecc.ecc.
ecc... Made in Italy, made in Usa, made in France.
Di taglio perfetto. Dalle rifiniture precise.
Esiste una legge in Italia. Per far stare tranquilli noi
consumatori, si sa che è vietato importare pelli di cane e
di gatto.
Peccato che in dogana vengano mistificate con nomi di
fantasia o vengano dichiarate come volpi, agnello, lapin.
Peccato che per scoprirne la reale natura ci vorrebbe ogni
volta un costosissimo esame del DNA, che nessuno è disposto
a pagare.
Peccato che tutto questo pelo, di cane, di gatto o di
qualsiasi altro animale costi una sofferenza atroce.
Che neanche ci possiamo immaginare.
Il filmato prosegue. Animaletti deliziosi. Grandi e piccoli.
Rinchiusi in attesa della loro sorte terribile.
Uno sembra quasi giocare con un recipiente. Sembra un
piccolo orsetto, bianco.
Altri che girano frenetici nelle loro prigioni. Disperati.
Impazziti.
E poi è la volta dei conigli. Il famoso lapin, che
acquistiamo tranquilli.
Tanto, è il pelo dei conigli che mangiamo, che mangiano.
Falso. Falsissimo. Guardare il filmato per credere. Appesi.
Scuoiati vivi.
Carcasse che si contorcono chissà ancora per quanto, dopo.
Tutto questo mi ha intristito e angosciato oltre ogni dire.
Una giornata da dimenticare.
Ma la mia pena è niente a confronto di quella degli
attivisti animalisti che si sono costretti a filmare queste
atrocità.
Per farci sapere quanto dolore si nasconde dietro tanti bei
capi d'abbigliamento.
Per renderci consapevoli delle nostre scelte. Anche quelle
che sembrano banali, dettate dall'impulso di un momento.
ED E' ZERO A CONFRONTO DI QUELLO CHE SOFFRONO QUESTI
ANIMALI.
E' orribile vedere questo filmato.
Ma ancora più orribile è contribuire a tortutare questi
animali, colpevoli della maledizione di possedere una bella
pelliccia.
Anche se non vedete il video, vi prego di far girare questa
mia il più possibile.
E magari proprio fra chi, non essendo a contatto con realtà
animaliste, non conosce e non sa quanto fa male una scelta
irragionata
agli "animali non umani".
Grazie mille.
Angela
|
|