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La trama era diventata banale. Dal '94, infatti, dopo
premesse burrascose, avvincenti, non prive di colpi di
scena, tintinnii di manette e cose così, non accadeva più
nulla di nuovo.
I protagonisti erano sempre gli stessi, i ruoli ritagliati a
misura degli attori. Questi ultimi avevano irrimediabilmente
preso il sopravvento sulla storia, facendo perdere qualità
all’insieme. Non si intravedevano novità, né spazi per nuovi
protagonisti. Insomma, il pubblico stava iniziando ad
annoiarsi! Un aiutante alla regia, per movimentare le acque,
allora, timidamente suggerì di far perdere al Polo le
elezioni suppletive alla Camera. |
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Ma l'espediente non sortì alcun effetto. La scelta sembrò un
fallimento. Gli ascolti continuavano a calare.
Ma la strada intrapresa era quella giusta. Il capo
sceneggiatore, prendendosi il merito dell’idea e mettendo in
ombra il povero aiutante (in fondo in tutti campi della vita
le dinamiche sono simili) disse: “Ci vuole un colpo di
scena, qualcosa che faccia inorridire quel diluvio
universale architettato da qualcuno prima di me (il capo
regia dicono si chiamasse proprio Silvio..). Il Polo deve
perdere le elezioni regionali in tutta Italia! Gliela do io
la sveglia al Cavaliere! Ne vedrete delle belle!!”
Qualcuno osò fargli notare che era una trovata già usata
cinque anni prima, quando, con al governo il centrosinistra,
fecero vincere le elezioni regionali alla destra. Fatto che,
allora, aprì scenari nuovi ed interessanti e che per questo
poteva essere considerata una buona soluzione, nonostante
non nuova. L’impertinente fu immediatamente licenziato.
Insomma, ad aprile del 2005, il colpo di scena. Il polo
perde tutto. Perde pure il Lazio, dove il governatorissimo
Storace, tronfio di sé e di boria (che poi è la stessa cosa)
se l’è presa nel più profondo del fascio!
Silvio, primo attore della compagnia, quello che da solo,
praticamente, negli ultimi dieci anni ha scritto quasi
interamente i testi del polpettone politico-televisivo
italiano, diede il meglio di sé, delineando per la stessa
tratti nuovi e drammatici, comici e brillanti, come solo un
navigato uomo di spettacolo come lui poteva fare!
Comici, come quando, inizialmente ha dichiarato: “In Italia
va tutto bene, gli italiani ci seguono ancora come prima, e
l’economia va a gonfie vele”. Commoventi, come la vicenda
Catania. Quando tutto sembrava perso e il protagonista
sembrava drammaticamente alle corde, tra le risa e la
protervia dei cattivi, i nemici, ecco che, da una piccola
città del sud, arriva il riscatto, il raggio di luce che
sembra illuminare il nuovo cammino… Quindi, il colpo di
genio (è bravo, nessuno può negarglielo): IL PARTITO UNICO
o, nella versione rivista e politicamente corretta,
UNITARIO. Insomma, un perfetto diversivo e, nei fatti, una
gran confusione, cioè un culebrón, il CULEBRÓN DELLA
POLITICA ITALIANA. (To be continued…) |
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