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IL CULEBRÓN DELLA POLITICA ITALIANA

PP 10/07/05

“Culebrón” è la parola spagnola che esprime l'equivalente dell'americano soap-opera e, a giudicare da alcuni volti del panorama politico italiano, ci è sembrata la più adatta per descrivere le ultime evoluzioni della vicenda. Gli sceneggiatori, già dalla metà dello scorso anno, si erano accorti che qualcosa non andava...

La trama era diventata banale. Dal '94, infatti, dopo premesse burrascose, avvincenti, non prive di colpi di scena, tintinnii di manette e cose così, non accadeva più nulla di nuovo.
I protagonisti erano sempre gli stessi, i ruoli ritagliati a misura degli attori. Questi ultimi avevano irrimediabilmente preso il sopravvento sulla storia, facendo perdere qualità all’insieme. Non si intravedevano novità, né spazi per nuovi protagonisti. Insomma, il pubblico stava iniziando ad annoiarsi! Un aiutante alla regia, per movimentare le acque, allora, timidamente suggerì di far perdere al Polo le elezioni suppletive alla Camera.

Ma l'espediente non sortì alcun effetto. La scelta sembrò un fallimento. Gli ascolti continuavano a calare.
Ma la strada intrapresa era quella giusta. Il capo sceneggiatore, prendendosi il merito dell’idea e mettendo in ombra il povero aiutante (in fondo in tutti campi della vita le dinamiche sono simili) disse: “Ci vuole un colpo di scena, qualcosa che faccia inorridire quel diluvio universale architettato da qualcuno prima di me (il capo regia dicono si chiamasse proprio Silvio..). Il Polo deve perdere le elezioni regionali in tutta Italia! Gliela do io la sveglia al Cavaliere! Ne vedrete delle belle!!”
Qualcuno osò fargli notare che era una trovata già usata cinque anni prima, quando, con al governo il centrosinistra, fecero vincere le elezioni regionali alla destra. Fatto che, allora, aprì scenari nuovi ed interessanti e che per questo poteva essere considerata una buona soluzione, nonostante non nuova. L’impertinente fu immediatamente licenziato.
Insomma, ad aprile del 2005, il colpo di scena. Il polo perde tutto. Perde pure il Lazio, dove il governatorissimo Storace, tronfio di sé e di boria (che poi è la stessa cosa) se l’è presa nel più profondo del fascio!
Silvio, primo attore della compagnia, quello che da solo, praticamente, negli ultimi dieci anni ha scritto quasi interamente i testi del polpettone politico-televisivo italiano, diede il meglio di sé, delineando per la stessa tratti nuovi e drammatici, comici e brillanti, come solo un navigato uomo di spettacolo come lui poteva fare!
Comici, come quando, inizialmente ha dichiarato: “In Italia va tutto bene, gli italiani ci seguono ancora come prima, e l’economia va a gonfie vele”. Commoventi, come la vicenda Catania. Quando tutto sembrava perso e il protagonista sembrava drammaticamente alle corde, tra le risa e la protervia dei cattivi, i nemici, ecco che, da una piccola città del sud, arriva il riscatto, il raggio di luce che sembra illuminare il nuovo cammino… Quindi, il colpo di genio (è bravo, nessuno può negarglielo): IL PARTITO UNICO o, nella versione rivista e politicamente corretta, UNITARIO. Insomma, un perfetto diversivo e, nei fatti, una gran confusione, cioè un culebrón, il CULEBRÓN DELLA POLITICA ITALIANA. (To be continued…)

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