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BORSELLINO: DA DESTRA O DA SINISTRA SI LEGGE EROE.

Milvia Averna 21/01/05

A dodici anni dalla sua scomparsa e a sessantasei dalla sua nascita, mai come oggi, il nome di Paolo Borsellino è al centro della scena politica siciliana.
Rita, la sorella farmacista, a novembre dello scorso anno,

irrompe nel “toto-candidati” del centro sinistra (che fino a quel momento suonava come un poco edificante “sotto a chi brucio”), rendendolo improvvisamente credibile e temibile. Il centro destra siciliano governativo, partitico e militante subisce il colpo e resta attonito, zitto. “Paolo, lo sanno tutti, era di destra!”, si legge tra le righe delle loro dichiarazioni ma dinanzi alla sacralità di una vittima di mafia nessuno osa replicare con convinzione.

Ma ad una bandiera così illustre non si rinuncia facilmente, e così, alle centinaia di manifestazioni che la sorella del giudice conduce in nome della sua ingiusta morte, la destra per rivendicarne pubblicamente l'appartenenza, ha scelto di opporne una in cui, invece, ne si celebra la vita, o meglio la nascita, ossia, il compleanno.

E’ questa la geniale trovata che Fabio Granata, Simona Vicari e Bartolo Sammartino, deputati dell’Assemblea regionale siciliana che in comune hanno l’appartenenza al movimento per la consapevolezza culturale “Vento”, hanno escogitato per rendere il proprio omaggio a Paolo Borsellino.
Un convegno dal titolo “Sarà bellissima”, citazione tratta da un discorso dello stesso Borsellino, che si è tenuto lo scorso 19 gennaio e che è stato ospitato dalla fondazione Whitaker nella splendida Villa Amalfitano, a Palermo.
Nelle parole di tre giovani relatori, nella loro condanna convinta del fenomeno mafioso e nel loro l’impegno sociale, la vittoria dell’assunto di Borsellino, che affidava proprio ai giovani e alla formazione di una reale cultura antimafiosa la speranza di riuscita contro Cosa nostra. Mauro La Mantia, presidente regionale di Azione Giovani, la struttura che nel ’92, col nome di Fronte della Gioventù, coniò la fortunata frase che ancora campeggia sugli striscioni, sulle magliette e, come un’invisibile medaglia, sul petto di molti palermitani: “Meglio un giorno da Borsellino che cento anni da Ciancimino”; Vincenzo Sparti, coordinatore universitario di Forza Italia, Nino Sala, coordinatore regionale di Alleanza Etica, che ha ricordato quei tristi momenti nel ’92 quando Borsellino aveva contezza di essere “un cadavere che cammina”, di essere stato abbandonato dallo Stato al suo destino.
Presenza significativa alla manifestazione, quella del moderatore Fabio Tricoli, nella sua veste di giornalista ma anche di amico di famiglia dei Borsellino. Toccante la lettura di una missiva scritta dal giudice la mattina del 19 luglio 1992 e lasciata a casa Tricoli poco prima della tragica fine. Nonostante i mille impegni, voleva concordare con un'insegnante un incontro con gli studenti. “Si fermò al quarto punto”, precisa Tricoli con la voce che tradisce il pianto.
Granata, respingendo la sterile retorica, “che uccide due volte le vittime”, invita a tornare a chiedersi “come mai”. Come mai, per esempio, non si conoscono, nonostante le centinaia di pentiti in circolazione, il nome dei mandanti politici della strage? Oppure, come mai, e aggiungiamo noi, nonostante la città ne sia invasa e ogni novello magistrato ne pretenda una, non fu possibile disporre di una zona rimozione sotto casa del giudice e sotto la casa materna dove poi fu ucciso?
Nella conclusione del pragmatico sindaco di Cefalù, Simona Vicari, definita dal moderatore “la ciliegina della torta che oggi simbolicamente abbiamo offerto nel giorno del compleanno di Paolo”, il ritorno alla realtà, “finchè la Sicilia sarà una terra di bisogno, una terra in cui lo stato d’emergenza è l’abitudine e in cui la precarietà è la normalità, il suo popolo non sarà libero dalla mafia e dalla cattiva politica”.
Un giorno, il giudice Borsellino confessò: “Palermo non mi piaceva, per questo ho cominciato ad amarla, per cambiare con l’amore le cose più brutte”.
“Sarà bellissima” diventa il suo testamento. Quasi un presagio. Grazie al suo sacrificio, e sulle gambe dei tanti giovani che sulle idee e sul suo esempio si sono formati, Palermo, e la Sicilia tutta, un giorno, opponendo l’ottimismo della volontà al pessimismo della ragione, saranno davvero bellissime.

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